domenica 7 novembre 2010

Che storia il panettone !



L'origine del dolce di Natale tipico di Milano, tra storia e leggenda
Veniva consumato durante la cerimonia «del ceppo»
Invenzione di un ex falconiere o di uno sguattero?

Come ogni notte Ugo uscì dalla finestra al freddo di Milano. Con agilità scavalcò la balaustra del balcone e si calò nel giardino. I cani cominciarono ad abbaiare; senza curarsene Ugo corse a perdifiato attraverso tutto il giardino fino ad appiattirsi contro il muro di cinta. Si fermò qualche secondo con il fiato mozzato dalla corsa e dalla paura. I suoi occhi scrutavano nel buio, verso il palazzo, per vedere se qualche finestra si accendeva del debole bagliore delle candele. Tutto tranquillo. I cani cominciarono a calmarsi: anche stanotte, nessuno lo aveva visto uscire. Appigliandosi ad alcuni mattoni disassati, Ugo si issò sopra il muro di cinta che divideva lo splendido palazzo che suo padre, Giacomo degli Atellani, aveva ricevuto in dono da Ludovico il Moro, dai cortili della Milano povera, quella delle botteghe che si affacciavano su Corso Magenta. La luna si nascondeva dietro una coltre di nubi e questo avrebbe coperto la sua corsa attraverso i cortili fino alla bottega di Toni, il panettiere, dove, come ogni notte, avrebbe incontrato la sua Adalgisa. Un amore segreto, osteggiato dalla sua famiglia, lo legava da tempo alla bella figlia del fornaio; ma da un po' le cose non andavano bene. Adalgisa era sempre stanca, il lavoro era aumentato da quando il garzone di suo padre si era ammalato; avrebbero dovuto smettere di vedersi, perché c'era tanto da impastare, preparare, infornare.
Ugo non voleva rinunciare a quegli splendidi occhi per cui avrebbe fatto di tutto e il giorno successivo, con addosso umili abiti, lui, che era il falconiere di Ludovico il Moro, si fece assumere da Toni come nuovo garzone.
Nonostante il giovane, ogni notte, si spaccasse la schiena nel retro bottega per preparare il pane, gli affari del negozio continuavano a peggiorare. Una nuova bottega aveva aperto lì accanto e stava portando via tutti i clienti a Toni.
Ugo non perse tempo, e con l'incoscienza tipica dei giovani, rubò una splendida coppia di falchi al Moro e li vendette per comprare del burro. La notte, mentre impastava i soliti ingredienti, aggiunse al preparato anche tutto il burro acquistato. Il giorno successivo la bottega fu letteralmente presa d'assalto, si cominciava già a favoleggiare del pane più buono di Milano. Nei giorni successivi altri due falchi vennero sacrificati per l'acquisto di altro burro e di un po' di zucchero da aggiungere all'impasto del pane. Milano impazziva per il "pane speciale" del Toni. La coda fuori dalla bottega era interminabile e ogni notte bisognava impastare sempre di più. Mentre l'inverno si avvicinava, gli affari miglioravano e Ugo e Adalgisa potevano nuovamente pensare ad un futuro da passare assieme.
Sotto le feste di Natale, Ugo diede un ultimo tocco di classe alla ricetta del "pane speciale" e aggiunse uova, pezzetti di cedro candito e uva sultanina. Tutta Milano, in quei giorni prima di Natale, transitò dalla bottega per comprare quello che già tutti chiamavano "pangrande" o "pan del Toni" (da qui il termine panettone), da servire in tavola il giorno di Natale. Toni divenne ricco e i genitori di Ugo non ebbero più da lamentarsi di Adalgisa e così, come ogni storia che si rispetti, i due giovani si sposarono e vissero felici e contenti.



Alla corte di Ludovico Sforza come ogni Natale, sta per essere servito in tavola, per il signore di Milano e per i suoi magnifici ospiti, un sontuoso banchetto. Il famoso cuoco (la leggenda purtroppo non ce ne tramanda il nome) al servizio di Ludovico, stava facendo in modo che tutto andasse per il verso giusto, dirigendo i suoi numerosi sottoposti, sia ai fornelli che al servizio in tavola. I piatti si susseguivano uno dopo l'altro, con le giuste pause tra le portate, per accompagnare le papille gustative degli ospiti verso il meraviglioso dolce che doveva chiudere una cena così importante. Il cuoco aveva provveduto di persona a curare l'impasto di questo importante dolce, la cui ricetta segreta si tramandava di padre in figlio all'interno della sua famiglia da secoli.
Il signore di Milano sarebbe rimasto a bocca aperta davanti a questa meraviglia del palato.
Le portate passavano e le cucine risuonavano di urla agitate che coprivano l'acciottolio dei piatti e il tramestio delle pentole; tutti avevano qualcosa da fare e forse, proprio per questo, qualcuno scordò di togliere il dolce dal forno. Verso le ultime portate, il cuoco si accorse che mancava il dolce, ma in forno trovò solo un ammasso bruciacchiato e immangiabile. Le urla e le bestemmie arrivarono fino ai tavoli degli invitati. Era ormai troppo tardi per preparare nuovamente un impasto così elaborato; poco importava chi aveva dimenticato il dolce nel forno, tanto Ludovico se la sarebbe presa con lui e lo avrebbe condannato a morte.
Disperato il cuoco si abbandonò su una sedia e cominciò a piangere sommessamente.
Toni, un povero sguattero, gli si avvicinò dicendo che aveva tenuto per sé un po' dell'impasto del dolce perduto a cui si era permesso di aggiungere un po' di frutta candita, uova, zucchero e uvetta. Voleva farselo cuocere al termine del lavoro per avere qualcosa da mangiare. Se il cuoco voleva poteva portare quel dolce a tavola. Guidato dalla forza della disperazione il cuoco infilò nel forno quella specie di forma di pane. Nonostante il povero aspetto, non avendo più nulla da perdere, il cuoco fece portare il dolce in tavola. Neanche a dirlo, il pan del Toni riscosse un successo strepitoso, tanto che il cuoco fu obbligato a servirlo a tutti i banchetti natalizi degli anni successivi e presto l'usanza si diffuse fra tutta la popolazione.



Suor Ughetta, cuoca di un povero convento, decise di unire i pochi ingredienti rimasti nella cucina del monastero, per regalare alle suo consorelle un Natale un po' più felice. Prese l'impasto del pane e aggiunse uova e zucchero. In una scansia trovò anche un po' di canditi e dell'uvetta. Per benedire quel pane natalizio vi tracciò sopra, con il coltello, una croce. Le suore furono entusiaste della sorpresa e presto la notizia del pane del convento si sparse in tutta Milano. I cittadini cominciarono così a fare offerte al convento (che non fu più povero) per portare a casa un po' di quel pane speciale.


La tradizione vuole che in passato il panettone fosse fatto in casa, sotto il controllo del capo famiglia, che al termine della preparazione doveva inciderci sopra una croce con il coltello come benedizione per il nuovo anno. Il dolce doveva essere consumato durante la cerimonia detta del ceppo o del ciocco, durante la quale si accendeva un grosso ceppo di quercia, posato nel camino, sopra un letto di ginepro. Il capo famiglia doveva poi versarsi del vino, berne un sorso e, dopo aver versato un po' di quello stesso vino sul ceppo acceso, far passare il bicchiere a tutti i membri della famiglia che dovevano berne a loro volta. Il capo famiglia gettava allora una moneta tra le fiamme e poi distribuiva una moneta ad ogni familiare. Al termine di questo rito gli venivano portati tre panettoni (in antichità erano tre pani di frumento e, con ogni probabilità, la ricetta del panettone deriva da una modifica di quella per fare il pane per la cerimonia del ciocco). Con un grosso coltello il capo famiglia tagliava un pezzo di uno dei panettoni che doveva essere conservato fino al Natale successivo; sembra che il pezzo avesse forti poteri taumaturgici e dovesse assolutamente essere conservato, pena un anno di sfortuna. La credenza è tipicamente pagana, ma stranamente si trova in mezzo ad una cerimonia imbevuta di una potente simbologia cristiana, come ad esempio il ceppo che simboleggia l'albero del bene e del male, il fuoco che rappresenta l'opera di redenzione di Cristo, mentre i tre panettoni il mistero della Trinità.

tratto da un articolo di Francesca Belotti e Gian Luca Margheriti


sabato 6 novembre 2010

ANELLI DI MELASSA


INGREDIENTI:
Per la pasta: 400 gr di farina, 100 gr di semolino, 200 gr di margarina, 100 gr di zucchero, 1 tuorlo d’uovo, latte.
Per la farcia: 400 gr di melassa nera, 2 uova, 400 gr di zucchero, 2 cucchiai di anisetta, scorza di arancia e limone grattugiata, 4 chiodi di garofano tritati, 2 cucchiaini di semolino, 1 cucchiaino di spezie miste, 150 ml di acqua, 100 gr di cacao.

Mescolare la farina con il semolino, la margarina e lo zucchero. Aggiungere il tuorlo d’uovo e il latte. Impastare bene.
Preparare la farcia: unire la melassa, lo zucchero, il cacao, le scorze di limone e di arancia, i chiodi di garofano, l’anisetta, le spezie e l’acqua. Mettere in una pentola e far bollire lentamente finché la miscela diventa densa. Aggiungere il semolino poco a poco. Togliere la pentola dal fuoco e lasciare che la miscela si raffreddi. Tirare la pasta in strisce lunghe e sottili, mettere della farcia in mezzo e avvolgere per formare dei tubi; fare dei tagli lungo la superficie della pasta con un coltello e cuocere in forno finché i cerchi diventano dorati.

Si può sostituire la melassa con del miele (tipo miele di castagno)

venerdì 15 ottobre 2010

PUDDING DEGLI INDIANI


INGREDIENTI
(per 6 persone): 80 g di farina di mais per dolci (fioretto a macina), 80 cl di latte freddo, 100 g di zucchero di canna scuro, 80 g di melassa (o miele), 50 g di burro, 1 cucchiaio raso di zenzero in polvere, 1 cucchiaino di noce moscata grattugiata, 1 cucchiaino e ½ di sale, panna montata
.


Frullare la farina con il latte, versare il composto in una casseruola e cuocere a fiamma dolce, per circa 10 minuti, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno, finché si forma una crema simile alla besciamella. Togliere dal fuoco e unire lo zucchero, il sale, la melassa o miele, lo zenzero e la noce moscata. Mescolate a fondo, così da amalgamare perfettamente gli ingredienti. Spennellare lo stampo da plumcake con il burro ammorbidito, distribuirvi il composto e cuocere in forno preriscaldato a 180°, a bagnomaria, per 2 ore.
Servire il pudding tiepido, accompagnato da panna montata.

giovedì 14 ottobre 2010

SALMERINI AL BURRO E SALVIA



INGREDIENTI: 4 salmerini eviscerati, 20 gr di burro, 2 cucchiai di olio di oliva, 2 cucchiai di farina 00, un rametto di salvia, qualche fettina di limone.


Passarli in un velo di farina, adagiandoli sotto e sopra,
scuotendo via la farina in più. In una padella, mettere il burro e l’olio, la salvia e far sciogliere delicatamente il burro. Cuocere a fuoco vivace da una parte per 5 minuti circa, girare, salare la parte rosolata, coprire la padella e cuocere a fuoco medio altri 5 minuti. Servire.
Abbinare a verdura lessa o insalata cruda.

mercoledì 31 marzo 2010

PETTO D’ANATRA CON LE PRUGNE


INGREDIENTI (per 6 persone): 2 petti d’anatra, 250 gr di prugne secche denocciolate, 60 gr burro, 1 bicchiere di Marsala, 1 bicchiere di vino bianco, olio, sale e pepe.
Mettere le prugne in una padella con 30gr di burro e 2 cucchiai d’olio, 1 tazza d’acqua e il Marsala. Cuocerle a fiamma bassa per 10 minuti o fino a restringere il sugo.
Far rosolare uniformemente i petti d’anatra con l’olio e il burro rimasto per 5 minuti. Sfumare con il vino bianco, salare e pepare.


Trasferire la carne in una pirofila con il suo sugo. Unire le prugne e infornare a 200° per ½ ora.

martedì 30 marzo 2010

APPLE PIE ALL’ANTICA


INGREDIENTI (6 persone): 330 g di farina, 180 g di burro, latte, 120 g di zucchero, cannella in polvere, chiodi di garofano in polvere, 8/9 piccole mele o 5 grosse, sale.

Mescolare la farina con metà dello zucchero e un pizzico di sale. Aggiungere 150 g di burro a pezzetti e incorporarlo rapidamente al miscuglio lavorando gli ingredienti con la punta delle dita. Unire poco latte freddo (4/5 cucchiai) quanto basta per finire di impastare il composto, poi avvolgere la pasta in un foglio di alluminio e lasciare riposare in frigo per 30 minuti. Nel frattempo sbucciare le mele e tagliarle a spicchi; far sciogliere il burro rimasto (30 g ) in una larga padella antiaderente. Aggiungere le mele, 40 g di zucchero mescolato con una presa di cannella e una di chiodi di garofano, coprire e lasciare stufare per 10 minuti.

Dividere la pasta a metà ed stendere due dischi molto sottili con il matterello, foderare uno stampo, lasciando fuoriuscire la pasta dallo stampo, riempire con le mele e coprire con l’altro disco di pasta.


Far aderire i bordi, decorare con qualche ritaglio di pasta e far delle incisioni.


Spolverizzare la torta con lo zucchero rimasto (20 g ) mescolato alle spezie.

Cuocere in forno caldo a 200° per 45 minuti circa. Servire il pie sia freddo sia caldo accompagnato dalla panna liquida (o dalla panna montata).

STUFATO ALLA GUINNESS


INGREDIENTI (per 6 persone): 1,5 kg di carne di manzo per spezzatino, un po’ di farina, un cucchiaio di zucchero di canna o un cucchiaio di miele, 6 cipolle, 0,33 l di guinness, 1 etto di pancetta in una sola fetta, burro, sale, pepe e prezzemolo tritato.

Tagliare la carne a pezzi non molto piccoli, le cipolle a fettine, la pancetta a cubetti.

Far rosolare la pancetta con la cipolla in poco burro, poi mettere da parte quindi infarinare la carne, rosolarla e poi aggiungere la pancetta e la cipolla.


Sfumare con la guinness, aggiungere lo zucchero o il miele, sale e pepe, abbassare il fuoco al minimo e lasciare cuocere coperto per 2 ore o poco più, aggiungendo poi ogni tanto un po’ di brodo vegetale se dovesse asciugare troppo.

Concludere cospargendo abbondantemente di prezzemolo tritato.L’aspetto finale dovrà essere bruno scuro e lucido, la salsa abbastanza densa.

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